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Parco
di Pinocchio
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Alle
pendici del piccolo borgo toscano di Collodi Castello
troviamo il Parco di Pinocchio, che si presenta come
un parco-museo unico nel suo genere, nel quale arte
e natura si fondono. Un luogo magico che ricostruisce
le vicende narrate dal celebre scrittore Carlo Collodi
ne Le Avventure di Pinocchio.
La prima parte è stata inaugurata nel 1956 in
seguito ad un Concorso comunale. La seconda parte, Il
Paese dei Balocchi, fu inaugurata nel 1972. Del 1963
è invece l’apertura dell’Osteria del Gambero Rosso,
un edificio su due piani sito all’ingresso del parco.
Al 1986 risale il Museo-Biblioteca “Laboratorio delle
Parole e delle Figure”.
Tra i vincitori del concorso troviamo: Giovanni Michelucci,
lo scultore siciliano Emilio Greco con il bozzetto del
Pinocchio e la Fata, l'artista toscano Venturino Venturi
con la Piazzetta dei mosaici, progetto quest’ultimo
coadiuvato dagli architetti Renato Baldi e Lionello
De Luigi.
Il gruppo bronzeo il Pinocchio e la Fata di Emilio Greco,
posto nelle vicinanze dell’entrata del Parco monumentale
di Pinocchio, porta una altezza di cinque metri. Greco
realizza una scultura dinamica dalle forme astratteggianti
che fu accolta da alcuni giornalisti e critici del tempo
con riluttanza e perplessità, dando adito ad un’aspra
polemica. Il Pinocchio e la Fata, modulata tra pieni
e vuoti, sembra essere una scultura organica, una torre
incantata all’interno della quale il ligneo Pinocchio
magicamente si trasforma: da albero diviene burattino,
per poi rinnovarsi e divenire bambino con l’aiuto della
Fata Turchina. La materia bronzea perde la sua tipica
consistenza, per farsi nell’effige di Pinocchio legno
scabro e tagliente, mentre nel disegnare l’elegante
figura della Fata e del Colombo acquisisce una consistenza
di grande perfezione epidermica. |
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Poco
distante, tra i lecci, è collocata la struttura quadrangolare
della Piazzetta dei mosaici di Venturino Venturi. Con
tessere vitree e schegge di marmo dagli effetti cromatici
e lineari da vita ai personaggi della fiaba collodiana,
la compresenza di colori a contrasto movimentano la
superficie parietale che si articola e si scompone in
piani sovrapposti. La rappresentazione schematica, sintetica
e incisiva, crea figure primitive dal forte impatto
scenico. Come Emilio Greco, progetta un ambiente a misura
d’uomo, dove proprio i ragazzi, siano liberi di correre,
giocare in uno spazio circoscritto e dinamico allo stesso
tempo, un luogo magico.
Il Paese dei Balocchi invece per la sua realizzazione
vede la collaborazione di tre figure professionali:
l’architetto e designer Marco Zanuso, autore del Grande
Pescecane; lo scultore Pietro Consagra, artefice di
17 sculture rappresentanti i personaggi della fiaba;
l’architetto del paesaggio Pietro Porcinai, curatore
del progetto e della messa a verde dell’area.
Varcata la stretta soglia del Villaggio di Pinocchio,
una costruzione in muratura celata all’esterno da alte
siepi sempreverdi e da rigogliose piante rampicanti,
veniamo introdotti nel cuore del Parco di Pinocchio,
il Paese dei Balocchi, all’interno del quale gli episodi
della fiaba concretamente prendono vita. |
Le
piante selezionate da Porcinai, ricche di richiami simbolici,
partecipano al racconto; appaiono fitte e austere lungo
il primo tratto del parco, dove il leccio con le sue
alte siepi sempreverdi fa da scenario all’incauto e
indolente Pinocchio mentre compie i suoi primi incontri
significativi: si imbatte nel Grillo Parlante, scopre
il Teatro dei Burattini e il temibile Mangiafuoco, incappa
nella scellerata coppia del Gatto e la Volpe. La vista
è celata dalla rigogliosa vegetazione, siamo invitatati
curiosamente a incedere verso l’ignoto, e a scoprire
man mano luoghi e personaggi.
Appena superata la candida figura della Fata bambina,
che ritrae nel bel volto la figlia maggiore di Pietro
Consagra, l’atmosfera si fa più leggera e da qui in
poi Porcinai fa ampio uso di due piante aromatiche,
l’alloro e il pitosforo, che con il loro profumo intenso
e pungente creano un forte senso di estraneamento, ancor
più accentuato, nell’ultima parte dell’area verde, dalla
massiccia presenza dell’esotica pianta del bambù.
A congedarci dal parco è la scultura di Pietro Consagra
che ritrae Pinocchio che ci saluta. Consagra, scultore
astrattista per antonomasia, infaticabile ricercatore
di frontalità, si abbandona qui ad un linguaggio pienamente
figurativo. |
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Il
motivo di tale scelta radicale è sicuramente rintracciabile
non solo nel tema letterario a lui caro, ma è legato soprattutto
a quelli che Consagra riteneva essere i fruitori ideali
del parco, ovvero i bambini. Per loro crea figure familiari
che gli permettano d’instaurare un approccio didascalico
comunicativo immediato.
Gli autori e le opere
Emilio Greco: Il Pinocchio e la Fata (1953-56);
Venturino Venturi, Alessandro Baldi, Lionello De Luigi:
La Piazzetta dei Mosaici(1953-56);
Giovanni Michelucci: L’Osteria del Gambero Rosso(1958-63),
Il negozio di giocattoli(1981);
Pietro Consagra: Il Carabiniere(1963), Il Grillo-parlante(1963),
Il Gatto e la Volpe(1963), Gli Assassini(1963), La Fata
bambina(1963), La Lumaca(1963), L’Albero degli Zecchini(1963),
Il Serpente(1963), I quatto coniglietti neri con la bara(1963),
La Fata grande(1963), Il Granchio(1963), La Rete del Pescatore
Verde(1963), Il Ciuchino Pinocchio(1963), La Capretta(1963),
Geppetto(1963), Pinocchio che saluta(1963);
Pietro Porcinai, Il Villaggio di Pinocchio(1973), Il Gran
Teatro dei Burattini(1972), L’Osteria del Gambero Rosso(1972),
La Casina della Fata(1972), Il Labirinto(1972);
Marco Zanuso, La Nave dei Pirati(1972), La Grotta del Tesoro(1972);
Marco Zanuso, Augusto Piccoli: Il Grande Pescecane(1972);
Carlo Anzilotti, Il Museo-Biblioteca “Laboratorio delle
Parole e delle Figure”(1986).
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